07.02.11 PREZZI AL CONSUMO ALLE STELLE: LA COLPA E' DEI RINCARI DELLE COMMODITY

Nel mese di gennaio, secondo le stime preliminari Istat, i prezzi al consumo dei beni alimentari non lavorati sono aumentati dell’1,7% rispetto a dicembre 2010 e del 2,6% rispetto a gennaio dell’anno scorso. “Questo è avvenuto commenta Confagricoltura – per effetto anche del rialzo, ai massimi storici, dei prezzi delle commodity su scala mondiale, come segnala la stessa Fao”.
“Le nostre imprese – prosegue Confagricoltura – sono nell’impossibilità di governare i prezzi, determinati dal mercato mondiale; infatti l’Italia è deficitaria di generi alimentari strategici, come cereali e carni”.
Certo di questa situazione, nonostante il parziale recupero delle ultime settimane (che non riguarda tutti i comparti e che comunque viene annullato nel medio e lungo periodo), le imprese agricole non si avvantaggiano. “Si crea un effetto perverso sui redditi degli agricoltori, perché gli aumenti spingono ad incrementare ancor più i prezzi dei mezzi tecnici necessari alla produzione”.
E Confagricoltura fa presente come dai dati Ismea emerga che, in dieci anni, i rialzi dei prezzi dei fattori produttivi (energia, lavoro, fitofarmaci…) sono stati più del doppio rispetto a quelli dei prodotti agricoli (rispettivamente 3,7% e 1,5% in media per anno).
Tutto ciò, dice Confagricoltura, deve far riflettere: “L’agricoltura ed il settore agroindustriale devono avere un posto di preminenza, sia per temperare le nuove tensioni sui prezzi delle commodity che si fanno sempre più marcate sui mercati internazionali, sia per non cedere terreno sull’export dei prodotti alimentari ‘made in Italy’, che costituiscono un elemento determinante delle nostre vendite all’estero”.

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